Articoli di Giovanni Papini

1905


in "Schermaglie":
L'Idiota Gentile

Pubblicato su: Leonardo, anno III, fasc. 16, p. 66
Data: aprile 1905




pag. 66



   Nella mia qualità di fiorentino dovrei essere molto soddisfatto del libro che Edmondo de Amicis ha pubblicato di fresco, con un titolo poco diverso da quello che sta sopra a queste righe. Ma se non posso disconoscere la gentilezza dell'industriale torinese, debbo riconoscerne anche l'idiozia e se la prima serve a nascondere la seconda non arriva davvero a sopprimerla.
   Perciò io, fiorentino di nascita e d'elezione, non credo affatto di dover esser grato al De Amicis per questa serie di bozzetti, di consigli, di chiacchiere e di pedanterie che ogni buon italiano può comprare da ogni buon libraio per la mite somma di 4 lire. Non sono affatto lusingato che l'Arno seguiti a servire da lavatoio a tutti i cenci sporchi dei cristiani lombardi o dei socialisti piemontesi. Firenze può e dev'essere qualcosa di meglio che uno stabilimento di lavanderia letteraria. Per conto mio non ho affatto piacere che vengano a fluire quaggiù tutte le scorie e le spazzature e risciacquature dei linguaggi italici. Renderanno l'acqua così sudicia (e già hanno cominciato a sporcarla con l'emigrazione subalpina avvenuta dopo il '60) che noialtri non sapremo più dove andare a lavarci. Almeno colui che creò la frase «idioma gentile», l'Alfieri, ebbe la buona creanza di andare a risciacquare i suoi allobrogi panni anche a Fonte Gaia!
   Ma l'idiota gentile ha voluto seguire le pedate del suo padre spirituale Manzoni ed è calato anche lui a Firenze. E a Firenze ha voluto corregger le bozze di questo libro che dovrebbe insegnare al solito figurino di ottimo giovinetto italiano il modo di scriver bene. Il De Amicis sa, probabilmente, che l'unico modo per scriver bene è d'avere sul serio delle cose da dire. Chi non ha nulla da dire, o ha che una vita comune e superficiale, come appunto il De Amicis, è naturale che si appigli allo studio delle parole e si dia attorno per porgere dei precetti ai ragazzi inesperti delle grazie toscane e del fiorentinismo pettinato alla torinese. Ma chi ha qualcosa da esprimere, e sente fortemente e violentemente quel che vuole esprimere, non dà precetti ma esempi. E quale esempi potremmo trarre noialtri giovini dai cataloghi di sensazioni oleografiche e dagli accessi di esibizionismo patetico che formano, senza eccezioni, i libri del celebre Idiota Gentile?


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